Palazzo
Sambiasi

Il palazzo e la sua storia
cenni storici tra XV e XVIII secolo

Nella parte più antica della città di Lecce, alle spalle del Duomo, sorge il Palazzo Sambiasi, fatto edificare nel secolo XV da Scipione Sambiasi di Nardò in occasione delle sue nozze con Donata Sombrino sul luogo ove in precedenza sorgevano delle casupole e dei giardini.

I Sambiasi si stabilirono in città sul finire del sec. XVII, quindi ristrutturarono il preesistente palazzo cinquecentesco, il cui portone a bugne è tra i più maestosi e significativi esempi del genere. L’architetto Emanuele Manieri, cui i Sambiasi si rivolsero nella seconda metà del settecento, rimaneggiò l’androne, disegnò le porte che hanno centine inflesse, aprì un balcone sull’arco del muro del prospetto interno e diede più ampio respiro alla scala del palazzo, operando anche negli appartamenti interni. Il palazzo fu completamente terminato nel 1835.

I Sambiasi si considerarono un ramo della famiglia Sanseverino, originata da Ruggero, Signore di Martorano, il quale, per sfuggire a Guglielmo il Malo, si rifugiò in Calabria, ove, da un feudo che vi possedevano, prese il cognome. Secondo altri genealogisti, invece, la famiglia sarebbe discesa da San Biagio (Sancto Blasio) e, per ricordare il martirio subito dall’antenato, avrebbe ripreso, nello stemma nobiliare, il pettine di ferro con cui fu scorticato vivo (lambello) e il monte su cui il Santo subì il martirio.

L’Arme si può notare nell’androne del palazzo, nell’ingresso di quella che fu la Cappella del palazzo e che oggi ospita la casa vacanza “Basseo33”. Lo stemma è presente anche nella chiave di volta del soffitto delle scuderie e sull’altare maggiore nella chiesa di Santa Maria del Carmelo in Piazzetta Tancredi, nella quale i Sambiasi ebbero diritto di sepoltura.

Lo stemma è presente anche nella chiave di volta del soffitto delle scuderie e sull’altare maggiore nella chiesa di Santa Maria del Carmelo in Piazzetta Tancredi, nella quale i Sambiasi ebbero diritto di sepoltura.

Il 5 agosto 1860 Luigi Sambiasi fu nominato Sindaco e giurò fedeltà a Francesco II, Re delle Due Sicilie; si trovò quindi a rivestire il ruolo di primo Sindaco di Lecce all’unificazione del Regno d’Italia, avvenuta il 17 marzo 1861. Egli si dedicò alla quotidiana amministrazione, come si evince dalla lettera inviata il 10 dicembre 1860 al Governatore della Provincia di Lecce.

Da essa si evincono le carenze comunali, dovute ad una economia asfittica e fortemente in crisi, e le condizioni disastrose delle strade interne di Lecce, disseminate di grosse buche, talvolta colme di acqua fetida e malsana, con pericolo per la salute degli stessi cittadini.

Nel considerare tale importante documento, il Sindaco Sambiasi e la sua “Deputazione” per le opere pubbliche perorarono un intervento urgente al Governatore, per la sistemazione delle strade con basoli adatti ad eliminare tante brutture cittadine.

Nel 1884 il palazzo fu venduto all’incanto ai fratelli Alcide e Amilcare Foscarini di Giovanni, per la somma di £ 65.000.

Questo ramo dei Foscarini, distaccatosi dal ceppo primogenito leccese nei primordi del sec. XIX con Gio. Battista (1801-1880), fu reso illustre, fra gli altri, da Amilcare (1858-1936), che fu storico ed insigne araldista ed usò la medesima Arme del ramo principale.

Rimasto Alcide unico proprietario, il 31 gennaio 1907, con atto rogato per notar Pasquale Lala, lo alienò alla moglie Vincenza de Giuseppe che nel 1943, ritenendo per sé l’usufrutto, lo donò ai figli Michele e Gilda, alla morte dei quali ha riunito la proprietà la signora Maria Teresa Foscarini-Nardecchia.

Nel 1966 Maria Teresa Foscarini-Nardecchia, sposando Luigi Antonio Montefusco, gli portò in dote il palazzo nel cui androne, sull’arco che immette sullo scalone, vi è lo scudo con l’Arme dei Montefusco.